Almost five cd… Panta!

Panta multistrumentista

Panta multistrumentista

Oggi, per chi ancora non lo conosce,  ho il piacere di presentarvi Panta voce e multistrumentista, come lui stesso ama definirsi, quasi completamente autodidatta.

Modesto, non vuole apparire troppo bravo, ma dal 2003 ha prodotto quattro dischi quasi in autonomia, sta per uscire il quinto, distribuito da (R)esisto – come gli InSpiral- è anche su iTunes.

Come regalo di Laurea riceve dal padre una tastiera Yamaha, con la quale comincia stimolarsi sempre più dal punto di vista cantautoristico e musicale: è il 2003 l’anno del suo primo disco interamente autoprodotto e autodistribuito e il titolo, sicuramente ben augurante, è “The Pantagram” un gioco di parole apotropaico che lo sta portando alla soglia del quinto CD.

“The Philosopher’s Stoned” – nel 2005 – ever only, oppure il terzo è “Coup de Foutre” – 2007 – fino al salto nella distribuzione indipendente dicevamo: con (R)esisto di Ferrara, con il quarto disco “Kaamosmasennus” titolo enigmatico come la sorta di sirena iniziale, sopra la quale parte la calda e potente la voce di Panta, sarà il suo viscerale amore per i Beatles, ma sembra di essere a Liverpool al “The Cavern Club“, poi cambia e parte la mia preferita “Leaving on my own” un sorta di voglia di cantare e ballare mi pervade anche se batto la tastiera del mio Portatile: “La mia redazione portatile”.

E cambia ancora con un altro pezzo sempre diverso, ma nel contempo legato da un fil rouge che è la voglia di fare e di vivere di Panta. Un sound “positivo” da Songwriter, che si lascia aiutare solo da amici fidatissimi come il Chittarrista Alessandro Bazzocchi, che come dice Panta: “In tempi biblici gli realizza dei fantastici assoli di chitarra elettrica da inserire negli album”, alternando – e questo lo aggiungo io: “Una Ibanez in particolare una Steve Vai completamente bianca e due Jackson, di cui una Kelly entrambe blu elettrico”. Ma stiamo parlando di Panta e siamo ad ascoltare il settimo pezzo, che come gli altri è secondo il mio orecchio profano molto Britpop, ma con qualcosa di suo di solamente suo, che ricorda il Brit, ma si mantiene alternativo perché mescola anche tanto altro con la modulazione della voce e la base musicale potente, il ritmo delle percussioni che si sente senza invadere il protagonista a tratti romantico, è un susseguirsi di nove brani che con sprazzi di pianoforte sembrano scritti e suonati con la “Benedizione di John Lennon“.

Ma che porti bene il nove per i musicisti distribuiti da (R)esisto?

Eugenia Neri

 

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